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LUISS Open: Ai confini del pensiero

Un estratto del nuovo libro di Jerry Kaplan sull'intelligenza artificiale in esclusiva per il research magazine

LUISS Open Intelligenza artificiale

Martedì 10 ottobre Jerry Kaplan sarà ospite alla LUISS con una Open lecture nella quale parlerà di intelligenza artificiale, machine learning, singolarità tecnologica e futuro del lavoro. Per l'occasione, LUISS Open ha pubblicato un estratto dal libro Intelligenza artificiale. Uomini, macchine e il futuro del lavoro di Jerry Kaplan, in uscita a ottobre 2017 per LUISS University Press, riprodotto per gentile concessione dall'originale della Oxford University Press.

Un computer può “pensare”?

Il celebre matematico inglese Alan Turing affrontò questo problema in un saggio del 1950 intitolato Computing Machinery and Intelligence, nel quale proponeva essenzialmente di sottoporre la questione al voto. Costruendo quel che lui chiama il gioco dell'imitazione, Turing immaginava qualcuno che, da una stanza separata, poneva domande a un uomo e a una donna, con i quali poteva comunicare solo in forma scritta, preferibilmente a macchina, tentando di indovinare quale dei suoi interlocutori fosse l'uomo e quale la donna.

L'uomo provava a ingannare chi poneva le domande facendogli credere di essere la donna, mentre quest'ultima dichiarava (invano, secondo Turing) di essere lei quella vera, nel tentativo di aiutare l'"interrogante" ad associare le risposte all'interlocutore corretto. Turing invitava poi il lettore a immaginare di sostituire l'uomo con una macchina e la donna con un uomo. (Il gioco dell’imitazione è oggi ampiamente noto come test di Turing).

Lasciando perdere la notevole ironia psicologica di questo scienziato notoriamente omosessuale che assegna all'uomo il compito di convincere qualcun altro di essere una donna, per non parlare del fatto che all'uomo spettava il ruolo di ingannatore e alla donna quello di dire la verità, Turing proseguiva chiedendosi se fosse plausibile che la macchina riuscisse a vincere un gioco del genere contro un uomo (nel caso in cui la macchina, cioè, avesse avuto il compito di far credere a chi poneva le domande di essere l'uomo, mentre l'uomo quello di dire la verità.)

Contrariamente a quello che molti credono a proposito del test, ossia che Turing proponeva con esso un esame di ammissione utile a determinare se le macchine fossero ormai mature e intelligenti, egli stava in realtà speculando che il nostro uso comune del termine pensare si sarebbe alla fine esteso fino a essere applicato, in maniera appropriata, a certe macchine o programmi di capacità adeguata. Egli stimava che ciò sarebbe avvenuto attorno alla fine del ventesimo secolo, una supposizione notevolmente accurata se pensiamo che oggi tutti diciamo che i computer pensano, di solito mentre aspettiamo sbuffando che ci diano una risposta.

Per usare le parole di Turing, "Ritengo che la domanda originale, 'le macchine possono pensare?', sia troppo priva di senso per meritare di essere discussa. Sono nondimeno convinto che alla fine del secolo l'uso delle parole e la generale opinione pubblica colta saranno cambiate così tanto che si potrà parlare di macchine che pensano senza timore di essere contraddetti."

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