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LUISS Open: L'autorevolezza del giornalismo nell'epoca di fake news e post-verità

L'intervento del Rettore LUISS Paola Severino in esclusiva per il research magazine

LUISS Open Fake News Severino

Il giornalismo si è evoluto in maniera sostanziale, non solo e non tanto per l'avvento di Internet. È vero, si è passati a una sorta di giornalismo diffuso, partecipativo, i confini tra produttori e fruitori sono diventati sempre più labili: ai lettori viene riconosciuto un ruolo di protagonisti attivi nel processo di newsmaking.

Tutto ciò va di pari passo con la crisi della professione giornalistica, intesa come crisi di autorevolezza del prodotto tradizionale giornalistico. È ancora possibile per il giornalista, oggi, essere ancora considerato un lettore della realtà o un mediatore rispetto ai fatti? Il calo delle vendite dei giornali sembra indicare che la risposta sia no. Per certi versi, è addirittura difficile continuare a coltivare la definizione del giornalista come cane da guardia della democrazia.

Nel suo Neogiornalismo. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell’informazione, Mario Morcellini ha spiegato così il fenomeno: "Così come l'approvvigionamento di notizie ha costituito per i moderni uno dei cardini attorno a cui andava fondandosi un nuovo nucleo sociale, la crisi della mediazione giornalistica è in primo luogo un lascito della perdita di peso della società nella vita degli individui nel contesto tardo moderno. Ma è anche il portato del processo di svuotamento delle relazioni significative con istituzioni, politica e vita pubblica che in qualche modo facevano da interfaccia ai bisogni dei soggetti di costituirsi come personalità e identità. In una battuta, al disincanto del mondo è corrisposto il disincanto del giornalismo in quanto racconto del mondo".

L'analisi di Morcellini è sociologica, ma può rappresentare una bussola per orientarci nel dedalo delle fake news, specialmente nell'èra della post-verità. Ecco, iniziamo proprio dalla post-verità, parola dell’anno, che l'Oxford English Dictionary definisce come "relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali".

È opinione comune che la vittoria della Brexit in Gran Bretagna sia figlia della post verità, e così l'affermazione elettorale di Trump negli Stati Uniti. Certo è che, grazie alla Rete, ciascuno può alzarsi in piedi ed esercitare un potere di intervento e di produzione della notizia che prescinde dalla veridicità della stessa. Cui prodest? Chi ci guadagna a far circolare informazioni non veritiere ma capaci di formare l’opinione pubblica attingendo alla sfera delle emozioni e delle credenze?

Si possono tentare risposte su più piani differenti. La pubblicità di un sito Internet, ad esempio, è tanto più redditizia quanto più numerosi sono i visitatori del sito. Chi la spara più grossa, chi dimostra maggiori capacità di sorprendere, è destinato ad aver successo, obbedendo al vecchio principio secondo il quale un cane che morde un uomo non fa notizia mentre un uomo che morde il cane fa notizia.

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