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LUISS Open: l'economia americana dopo un anno di governo Trump

Intervista all'economista statunitense Jeffrey Sachs 

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La redazione di LUISS Open ha incontrato l'economista Jeffrey Sachs, che in occasione del lancio del suo nuovo libro America 2030. Sviluppo, sostenibilità e la nuova economia dopo Trump, ha tracciato  un bilancio dello stato di salute dell’economia degli Stati Uniti nel primo anno della presidenza Trump, tra misure su commercio, politica economica internazionale e idee per guardare con ottimismo il futuro.

Nel suo libro "America 2030. Sviluppo, sostenibilità e la nuova economia dopo Trump", che esce in queste ore in italiano per la LUISS University Press, lei indica le ricette per un'economia che definisce "smart, giusta e sostenibile". Il Presidente Donald Trump si è mosso in questa direzione nel suo primo anno alla Casa Bianca?

Il Presidente Donald Trump, in questo suo primo anno alla Casa Bianca, si è comportato molto peggio del previsto. Subito dopo la sua elezione ero preoccupato, ma ora posso dire che la situazione è davvero terribile. Il taglio delle tasse che Trump e i Repubblicani hanno approvato è profondamente ingiusto. Si tratta di una manovra che farà lievitare il deficit del bilancio pubblico, creando problemi enormi in futuro. Inoltre la maggior parte delle scelte di Trump – dalle guerre commerciali ai tagli alle spese sociali, dall'ingiustizia delle sue politiche agli attacchi al multilateralismo – va nella direzione errata.

Nel libro lei compie qualche apertura di credito alle critiche che Trump rivolge al commercio internazionale. Ma i benefici del libero scambio non erano uno dei pochi argomenti rimasti su cui tutti gli economisti potevano concordare?

L'idea fondamentale che ho maturato nel tempo è che il commercio internazionale favorisce l'espansione di un'economia ma può alimentare anche un aggravamento delle diseguaglianze al suo interno. La risposta a ciò, però, non è l'imposizione di uno stop al commercio internazionale ma l'impegno per un'intelligente redistribuzione del reddito. Negli Stati Uniti i detentori del capitale hanno tendenzialmente beneficiato del libero scambio, mentre molti lavoratori ci hanno rimesso. Dovremmo dunque rimodulare i sistemi fiscali e fornire sostegno a chi ne ha bisogno, in modo che tutti possano beneficiare dell'apertura di un'economia. Nel libro spiego come ciò sia concretamente possibile. Ciò che invece Trump sta facendo con l'imposizione di dazi verso alcuni Paesi stranieri può avere effetti decisamente rovinosi. Questa linea di condotta protezionistica danneggerà l'economia americana, danneggerà le economie di altri paesi partner e probabilmente condurrà a una guerra commerciale da cui usciremo tutti in condizioni peggiori. Ciò che sostengo nel libro, dunque, è che occorre riconoscere che il commercio internazionale ha imponenti effetti redistributivi, il che vuol dire che alcune porzioni dell'economia ne saranno danneggiate, ma la risposta è quella che consiste nell'utilizzare la leva fiscale – tasse e trasferimenti – per condividere il più equamente possibile i benefici dell'apertura dell'economia.

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