Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.

LUISS Guido Carli

Logo LUISS

LUISS Open: Ci sono ragioni per essere ottimisti sulla politica estera dell'UE

Il nuovo volume della ricercatrice LUISS Maria Giulia Amadio Viceré

05pm

Con lo scopo di rendere la politica estera dell'Unione Europea più coerente ed efficiente, il Trattato di Lisbona (2009) ha modificato le funzioni istituzionali della figura dell'Alto Rappresentante e promosso l'istituzione del Servizio Europeo per l'Azione Esterna.

Il Trattato ha infatti attribuito all'Alto Rappresentante la prerogativa di presiedere il Consiglio Affari Esteri – il forum intergovernativo che riunisce i ministri degli Affari esteri degli Stati membri – e lo ha reso uno dei Vice-Presidenti della Commissione europea.

La speranza di fondo era che il "doppio cappello" potesse permettere a chi avesse ricoperto questo ruolo di coordinare gli aspetti inter-governativi della politica estera e di sicurezza dell'Unione – fondati sulla messa in comune di risorse nazionali –, con gli aspetti sopranazionali dell'azione esternadell'Ue – quelli in cui, cioè, gli Stati membri hanno devoluto fin dalle prime fasi dell'integrazione europea la propria sovranità alle istituzioni dell'Unione.

La politica estera UE tra teoria e pratica

Da allora, l'Unione si è trovata ad affrontare diverse crisi, fra cui le transizioni politiche in Nord Africa e Medio Oriente, l'emergenza migranti, i conflitti politico-militari nel proprio vicinato e le crescenti tensioni con la Russia a est. Eppure, è opinione comune che, nonostante l'entrata in vigore di queste modifiche istituzionali, la risposta di Bruxelles a questi eventi sia stata spesso insufficiente, tardiva o scarsamente efficace.

Così, da brutto anatroccolo del processo di integrazione, negli ultimi anni la politica estera e sicurezza dell'UE ne è diventato il capro espiatorio. Tuttavia, il numero di critiche ricevute – spesso fondate – non corrisponde ad altrettante analisi del funzionamento di questo settore di policy. Da un lato, le fonti giornalistiche e di analisi politica tendono ad adottare approcci orientati al caso specifico in cui si è verificata o e in corso una determinata crisi, evidenziando in maniera solitamente descrittiva le difficoltà contingenti della politica dell’Unione.

Dall'altro, l'elaborazione teorica riguardante l'integrazione in politica estera fra istituzioni e Stati membri dell'Unione è insufficiente e, nella maggior parte dei casi, applicata in maniera limitata. Non è un caso del resto che i risultati delle analisi condotte fino ad oggi adottino visioni dicotomiche riguardo la possibilità o meno che si verifichi l'integrazione fra gli Stati membri e le istituzioni dell'UE in politica estera e sicurezza.

Trattandosi di un'area in cui gli Stati sono stati tradizionalmente restii a devolvere le proprie prerogative sovrane, è infatti opinione diffusa fra gli studiosi di relazioni internazionali e dell'UE che le possibilità che si verifichi integrazione in aree di "high politics", come la politica estera e militare, siano minime.

Leggi il resto dell'articolo su LUISS Open