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LUISS Open: Nessuno resti indietro

La Professoressa Francesca Corrao racconta la Giordania e il Progetto Mediterraneo

32pm

Petra (Giordania): quando si percorre lo stretto e lungo canyon di pietra rosa, il cielo sembra il riflesso del fiume che lo ha scavato nei secoli. Pare infinito, ma poi d'improvviso si arriva al tempio dell'antica città di Petra.

Una città testimone di una storia millenaria segnata dai fortunati commerci di quello snodo sorto all'incrocio tra Oriente e Occidente, un avamposto della cultura romana che si intreccia con quella araba. Fuori dal parco archeologico si trova la cittadina che ospita i beduini sedentarizzati che oggi vivono del commercio con i turisti; pur restando fedeli alla loro antica professione mandano i figli a scuola per garantire loro un futuro migliore. Si torna ad Amman percorrendo la via del Mar Morto, un luogo magico dorato dal sole.

Le rocce rosse del deserto pietroso scivolano sino all'acqua incastonandosi su scogli di sale. Questi luoghi, dove si alternano verdi oasi a deserti pietrosi, sono testimoni di eventi fondanti della storia dell'occidente: sono le terre che hanno accolto Mosè nell'ultima fase della sua vita, le sponde che hanno assistito al battesimo di Gesù, le aspre vette dove si è consumato l'omicidio di San Giovanni Battista, e oggi ospitano pii monasteri custodi e testimoni di un'antica fede.

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Storie e persone oltre i numeri

Ma al di là dei numeri, come sempre ci sono persone. A vedere le persone mi ha aiutato il "Progetto Mediterraneo" realizzato dalla LUISS grazie all'iniziativa promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale: borse di studio per studenti profughi in Giordania. Il progetto realizzato con la collaborazione della Università di Petra, ci ha fatto incontrare i giovani che stanno studiando per conseguire il diploma triennale double degree, a cui seguirà la laurea magistrale.

In occasione di questa visita abbiamo avuto modo di conoscere gli studenti e le loro storie, una in particolare mi ha colpito. Una giovane siriana fuggita appena ventenne dalla guerra e rifugiatasi con il marito in Kuwait, rimane inaspettatamente vedova e con la bambina va a vivere con i genitori profughi ad Amman.

La borsa di studio le ha dato una nuova possibilità: studiando potrà rimettersi in gioco e sfidarsi per realizzare il sogno di diventare una contabile e permettere a sua figlia di studiare a sua volta per assicurarsi un futuro dignitoso e indipendente dai rovesci della fortuna. Certo lei non verrà in Italia, i suoi genitori non lo permettono, e poi non lascerebbe mai la sua bambina; il suo sogno è di essere un po' più libera e indipendente, ma pur sempre nella sua realtà di affetti e conoscenze.

Quante donne come lei sognano un po' di indipendenza in Medio Oriente; per loro il problema non è il velo, quello serve a proteggere la loro buona reputazione soprattutto quando sfidano le vecchie regole del patriarcato cercando di emanciparsi economicamente. La Giordania è, come il Libano, un paese che solo recentemente ha abolito la legge che proteggeva chi compiva il delitto d'onore; tale regola assicurava l'impunità a chi uccideva per gelosia o per difendere il buon nome della famiglia ed era valida per tutte le religioni monoteiste della regione senza distinzione.

A denunciare questa condizione sono state le stesse donne arabe, già negli anni 50 la poetessa irachena Nazik al-Mala'ika (Ph.D. a Madison, Wisconsin, e tra i fondatori e poi rettore della Università di Bassora) scriveva un poema al vetriolo contro questa barbara usanza. Più di recente la sociologa studiosa dell'Università di Beirut Fahmiyya Sharafeddin conduceva una ricerca di campo per dimostrare la trasversalità (etnica e religiosa oltre che sociale) dell'orrendo crimine.

Gli studi di queste docenti erano stati pagati dalle famiglie e le loro classi erano affollate dalle giovani del ceto medio che ha portato questi paesi verso importanti cambiamenti in termini di diritti ed emancipazione economica; oggi le persone che vogliono studiare per emanciparsi sono più numerose e allo stesso tempo economicamente più svantaggiate a causa della crisi e della guerra.

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