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LUISS Open: Emmanuel Macron e la teoria dello sgocciolamento

L'opinione di Francesco Saraceno, membro del consiglio scientifico della LUISS SEP

17pm

In un solenne discorso televisivo, il presidente Emmanuel Macron ha cercato di fermare l'onda lunga della protesta dei "gilet gialli" che scuote la Francia da più di un mese. Dopo un contrito e teatrale (forse troppo, al punto da sembrare non sincero) mea culpa sull'arroganza dei primi diciotto mesi di mandato, e sulla necessità di ascoltare di più la sofferenza della popolazione, Macron ha annunciato una serie di misure volte a sostenere il reddito, e il potere d'acquisto, dei contribuenti più poveri.

Le misure più importanti e immediate sono una rivalorizzazione del salario minimo (ottenuta in realtà aumentando il "premio di occupazione" cui hanno diritto i redditi più bassi), una decontribuzione e detassazione delle ore supplementari (misura molto popolare a suo tempo introdotta da Nicolas Sarkozy e poi abolita da François Hollande) e, infine, l'annullamento dell'aumento contributivo per i pensionati più poveri e la conferma del congelamento (per almeno tutto il 2019) della tassazione ecologica sul carburante.

Più significativo, anche se meno mediatizzato, è l'impegno a rinunciare al suo approccio verticista (le président jupitérien), in favore del recupero di un ruolo importante per i corpi intermedi, in particolare i sindaci, nel rilanciare un "social compact" che dovrebbe mettere al centro la crescita e l'equità.

Basteranno le misure annunciate a placare la rivolta che serpeggia in Francia? Molto probabilmente no, perché soffrono di un peccato originale, di una contraddizione che il presidente non sembra voler risolvere.

La rivolta dei gilet gialli è esplosa a causa degli aumenti del prezzo del carburante, che hanno colpito in particolare le famiglie rurali e gli agricoltori; ma il malessere ha radici molto più profonde, e diffuse, nella società francese. L'economia sente, dopo dieci anni, tutto il peso di una crisi che ha colpito duramente le classi medie e inferiori. La disoccupazione che ha tardato a ridursi (costando la rielezione a François Hollande); l'austerità che, sia pure meno marcata che nei paesi della cosiddetta "periferia" della zona euro, ha ridotto il perimetro e la copertura dei servizi pubblici; e infine, la riduzione delle allocazioni familiari e del welfare in generale, che ha colpito in particolare le categorie più disagiate.

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