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Luiss Open: L'evoluzione di ruoli e poteri del Parlamento europeo

Un estratto dal libro del Professor Nicola Lupo e del Direttore CESP Andrea Manzella

52pm

Non è stata, non è una storia facile. Il filo conduttore dell'evoluzione dei poteri e del ruolo del Parlamento europeo è proprio la traccia più sicura per percorrere quella storia. Poteri e ruolo, si è detto. Perché vi è una divaricazione da segnalare subito.

I poteri del Parlamento europeo, nel campo della legislazione, del controllo, degli indirizzi politici, si sono andati ampliando, di trattato in trattato. Malgrado questo, il suo "ruolo" – cioè la sua influenza complessiva sugli equilibri del sistema e, in definitiva, sul "governo" europeo – è ancora insufficiente. Si è parlato, e ancora si parla, di "deficit democratico" del sistema. Ma non è vero. Dal 1979 i deputati europei sono eletti direttamente dai cittadini.

La legislazione economica comunitaria ha favorito la regionalizzazione degli Stati membri e, con questa, l'articolazione territoriale delle democrazie nazionali, con una fitta rete di assemblee elettive. Non è perciò una formula vuota di senso quella dell'art. 10 del Trattato sull'Unione europea, che dice: "Il funzionamento dell'Unione si fonda sulla democrazia rappresentativa". Qual è allora la causa che limita il ruolo "di governo" del Parlamento europeo (almeno nella medesima misura in cui spetta ai parlamenti nazionali)?

Si è sottovalutata l'importanza della dimensione geografica nella rappresentanza politica. Anche se l'elezione del Parlamento europeo si svolge attraverso liste nazionali e con sistemi elettorali prevalentemente nazionali, il "vissuto" parlamentare di Bruxelles e di Strasburgo – con le sue, del resto inevitabili, particolarità procedurali – si sconnette, subito dopo le elezioni (e in qualche nuovo Stato membro persino prima delle elezioni, visto il bassissimo tasso di affluenza alle urne) dal "vissuto" politico e parlamentare di ciascuno Stato.

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