La Luiss ricorda il Professor Natalino Irti

La Luiss ricorda il Professor Natalino Irti

Natalino Irti

Natalino Irti (5 aprile 1936 – 11 giugno 2026) è stato uno dei più grandi giuristi e pensatori del Novecento e del primo quarto di secolo del terzo millennio.

Accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce, professore emerito di diritto privato dell’Università La Sapienza, ha ricoperto incarichi di rilievo per l’economia del nostro Paese nella delicata fase delle privatizzazioni: presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio di amministrazione dell’IRI, componente del Comitato per le privatizzazioni, istituito per gestire la dismissione del patrimonio pubblico; ha fatto parte dell’organo amministrativo di RCS e di Telecom. 

Decisivo e illuminato il contributo che Natalino Irti diede alla istituzione della facoltà giuridica della Luiss, affiancando Guido Carli e Rosario Romeo nel progetto di ampliare l’offerta del nostro Ateneo, che nel 1982 aggiunse gli studi di giurisprudenza a quelli originari di economia e scienze politiche.

Allievo di Emilio Betti, ha creato una Scuola.

Pubblichiamo il ricordo di allievi di Natalino Irti che professano nella nostra Università, tramandandone il metodo e gli insegnamenti: Silvio Martuccelli, Mauro Orlandi, Michele Tamponi, Attilio Zimatore.

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Innumerevoli i pensieri che il cammino scientifico e culturale di Natalino Irti offre al nostro animo. 

Vorremmo in questo tornante della vita illuminare il rapporto con gli allievi.

Maestro è colui che lascia il segno: un allievo, che consegna ai giovani ciò che a sua volta ha ricevuto e maturato. Questa è, e dovrà essere, la catena delle generazioni, capace di garantire insieme custodia del passato e strada aperta al cammino.

Natalino Irti è molti maestri insieme. 

Maestro della parola, di cui avverte la forza profonda e la dimensione verticale, come di uno scrigno di civiltà. 

Del metodo, che nulla concede alle mode o alle facili scorciatoie e ciascuno richiama all’umile rigorosa fatica del concetto. 

Del pensiero, quando con vastità di cultura e rigore di analisi getta lo sguardo oltre l’orizzonte del tempo. 

Difficile stringere in unità la poliedrica figura dell’uomo e dello studioso. Caratteri apparentemente antitetici sembrano in lui coniugarsi: rigore intellettuale e ascolto; fermezza del tratto e disponibilità; curiosità e forza; coerenza implacabile e apertura al nuovo. 

Una parola giunge a custodire il senso di tale ricchezza: libertà. Il pensiero è il luogo della libertà e della responsabilità. Le porte della mente non si aprono che dall’interno; e il Maestro non impone o soggioga; ma suscita e infiamma. 

Sempre esposte al rischio del conformismo e della adesione, l’Università e la cerchia degli allievi ritrovano in Natalino Irti l’instancabile monito a coltivare mente libera e spirito critico, in piena e autonoma responsabilità di scelta. 

Risuona la lezione di qualche anno addietro. Dinanzi a noi si stagliano tre figure. 

Il professore-fortuito, che si trova nei ruoli senza un perché, e soffre e fugge l’impegno della ricerca e la provvida fatica della didattica. 

Il professore-collega, ebbro di consigli di Dipartimento e di cerimonie concorsuali.  

Il professore-insegnante. Colui che lascia-il-segno.

La nostra comunità vorrebbe qui ora dare senso al dolore del mai-più, esprimendo gratitudine profonda per il Professore Natalino Irti; per il segno, fortissimo e sempre nuovo, impresso in generazioni di allievi e moltitudine di giovani. 

Silvio Martuccelli, Mauro Orlandi, Michele Tamponi, Attilio Zimatore